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A partire dalla metà degli anni '90 avvenne una rivoluzione nel mondo dell’immagine in generale paragonabile a quella provocata alla fine del XIX secolo con l’avvento della fotografia. Il protagonista di tale rivoluzione era il computer grafico, che stava divenendo sufficientemente potente, iniziando ad essere in grado di dare le ali alla creatività degli artisti di tutto il villaggio globale. Appena nata, la fotografia iniziò ad interessare ed influenzare il mondo della pittura, trasformando tale forma di espressione artistica e mettendo in crisi il suo significato e le sue finalità. In tutti i movimenti artistici di fine ‘800 inizio ‘900, da quello Impressionista a quelli Futurista, Dadaista e Surrealista, la nuova arte della fotografia provocò il mutamento di ottica e tecniche: sostituendo modelli, ispirando effetti, rendendo più chiari movimenti, riproducendo fedelmente la realtà. Allo stesso modo negli anni '90 il pubblico più “democratico”, viziato dal bombardamento di effetti speciali del cinema, dalla televisione e dalla stampa, stava mutando gusto e cultura visiva, rendendo misere ed insoddisfacenti la semplice riproduzione della realtà o le improbabili deviazioni delle avanguardie. La pittura digitale sembrava il futuro: riprendendo alcune affermazioni contenute nel Manifesto dei Motivi e delle Intenzioni del Digitalismo (vedi sotto), veniva affermato che esso

“è un movimento proiettato verso il futuro, ma con una profonda memoria del passato. Non deve essere considerato come una tecnica o un nuovo medium, ma come una nuova estetica, senza restrizioni di stili o di influenze, immagine di un modo di vivere radicalmente cambiato nei suoi ritmi, nelle sue relazioni con lo spazio fisico e mentale nell’estensione degli interessi e delle conoscenze... benché vissuto da alcuni come frenetico ed alienante, consideriamo l’approccio digitale profondamente umanistico: è l’essere umano al centro del processo, con poteri magicamente esaltati. Le macchine, come il pennello o le ali di Icaro, restano il suo fedele ma ottuso strumento.”

La Mostra - Convegno Digipainting '97Modifica

Illustri personalità della pittura contemporanea tradizionale, quali Mimmo Rotella, Duccio Trombadori e Pierre Restany iniziarono a mostrare verso questo movimento e la sua filosofia un grande interesse. Grazie a queste premesse venne organizzata, sotto l'egida del Comune di Roma ed inaugurata da Francesco Rutelli, la grande mostra internazionale Digipainting 97, alla quale parteciparono i più evoluti e raffinati pittori digitalisti di Francia, Stati Uniti, Inghilterra, Germania e Italia, allo scopo di far riflettere sul momento di transizione causata dall’avvento delle tecnologie digitali. Vennero raccolte oltre 200 opere provenienti da tutto il mondo e realizzate da artisti che si possono ben definire i padri di quest’arte. Va sottolineato che riunire le opere e gli autori, raggiungendo poi l'accordo sul Manifesto fu possibile soltanto grazie a quel miracolo che si chiama Internet, che oggi è una realtà quotidiana per chiunque, ma che nel '97 era ancora sconosciuto ai più e soffriva di discontinuità e lentezze ora inimmaginabili. Il prof. Duccio Trombadori, uno dei più autorevoli critici internazionali di Arte Contemporanea oltre a firmare il catalogo e a scrivere la prefazione del libro, presentò la mostra insieme all'illustre critico francese Pierre Restani, purtroppo oggi scomparso e Mimmo Rotella ne fu il graditissimo padrino. Il prof. Amendolaggine, titolare della Cattedra di Storia dell’Architettura all’Università di Venezia, incaricato della sovraintendenza al restauro della Fenice, ne curò la supervisione e la realizzazione.

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Nel giugno 1997 si tenne dunque a Roma (EUR, Palazzo delle Fontane) Digipainting ‘97, la prima mostra-convegno internazionale sul Digitalismo alla quale intervennero, fra gli altri, Laurence Gartel, il massimo Digitalista statunitense (testimonial con le sue pitture di multinazionali come la Coca Cola, la Philip Morris e la Disney), la svizzera Dominique de Bardonnèche, il francese Gilles Tran e le californiane Cher Threinen Pendarvis e Diane Fenster, vincitrice di numerosi premi internazionali e collaboratrice di Adobe, Fractal Design, Metatools, che ricordarono il vivo interesse dimostrato dalle Gallerie Pubbliche Americane e dalle grandi Corporations per il movimento del Digitalismo. Lorenzo Paolini replicò sottolineando il nostro ritardo, malgrado l'attenzione che da poco anche in Italia il mondo accademico, i responsabili di grandi eventi culturali, i critici, le Sovrintendenze manifestavano per questa tecnica e per ciò che essa avrebbe potuto significare per il mondo dell'arte. Il tempo, disse, come sempre, renderà onore alla qualità ed ai valori, quando essi sussistano. Tra i primi, Pierre Restany, l'autorevole critico e filosofo francese, assunse un atteggiamento positivo e di riconoscimento nei confronti del Digitalismo, mentre il vulcanico ed estroverso Mimmo Rotella, maestro del décollage, volle intervenire in acrilico su un suo ritratto digitale fatto da Lorenzo Paolini, intendendo questo gesto come una sorta di "consacrazione" del movimento Digitalista.

Il Manifesto dei Motivi e delle Intenzioni del Digitalismo Modifica

Il Digitalismo è un movimento proiettato verso il futuro, ma con una profonda memoria del passato. Non deve essere considerato come una tecnica o un nuovo medium, ma come una nuova estetica, senza restrizione di stili o di influenze, immagine di un modo di vivere radicalmente cambiato nei suoi ritmi, nelle sue relazioni con lo spazio fisico e mentale, nella estensione degli interessi e delle conoscenze.

Alle soglie del nuovo millennio, siamo coscienti che il mondo è stato ridisegnato dall’invenzione di quell’utensile meraviglioso che è il computer, il quale non solo ha reso più facile la nostra vita, ma ha dato alla nostra creatività ed immaginazione l’opportunità di volare alto come mai in passato è stato possibile, così come nel 12° secolo l’invenzione del vetro colorato offrì agli artigiani nuove emozionanti vie per avvicinarsi al divino.

Avendo attinto la propria arte da differenti esperienze, storie ed ispirazioni, ciascuno di noi produce opere uniche, personali e caratterizzanti, come è sempre avvenuto nell’Arte.

Benché vissuto da alcuni come frenetico ed alienante, noi consideriamo l’approccio digitale profondamente umanistico: è l’essere umano al centro del processo, con poteri magicamente esaltati. Le macchine, come il pennello o le ali di Icaro, restano il suo fedele, ma ottuso strumento.

In conclusione

NOI AFFERMIAMO, CON FORZA E CONVINZIONE, CHE LA NUOVA ARTE DIMORA NON TANTO NEL MANUFATTO CHE LA OSPITA, MA NEL CONCETTO CHE LA MODELLA.

NOI AFFERMIAMO, CON FORZA E CONVINZIONE, CHE LA CONCEZIONE DELL’OPERA D’ARTE (LA VISIONE DELL’ARTISTA CRISTALLIZZATA NEL FILE DIGITALE COME I VERSI DI UN POETA NELL’ALFABETO) E LA PRODUZIONE DEL MANUFATTO(COME LA STAMPA)SONO ATTI SEPARATI.

NOI AFFERMIAMO, CON FORZA E CONVINZIONE, CHE L’UNICITÀ DELL’OPERA E LA SUA DIRETTA EMANAZIONE DALLE MANI DELL’AUTORE, FINO AD OGGI CONSIDERATI DEI VALORI, SONO PIUTTOSTO DELLE BARRIERE CHE SONO STATE ABBATTUTE GRAZIE ALLE NUOVE TECNOLOGIE DIGITALI.

NOI AFFERMIAMO INFINE, CON FORZA E CONVINZIONE, CHE LA TECNOLOGIA, CREATA DALL’UOMO E PER L’UOMO, È SOLO UN AMPLIFICATORE DELLA NOSTRA ANIMA.

GRAZIE ALLA TECNOLOGIA L’ARTE, LA NOSTRA ARTE, PUÒ ESSERE QUINDI UNIVERSALMENTE GODUTA ED ETERNAMENTE CONSERVATA. L’ARTE DIVIENE COSÌ SENZA FRONTIERE, SENZA BARRIERE, SENZA TEMPO E SENZA DISCRIMINAZIONI SOCIALI.

Rifiutiamo infine di classificare come pittura digitalista tutte quelle esperienze, meccanicistiche e prive di contenuti, nelle quali le macchine, sia pur programmate dall’uomo, producono autonomamente o casualmente, effetti astratti o decorativi.

L’Arte, come dalla notte dei tempi, scaturisce dalla mente e dal cuore dell’Artista. Qualsiasi ne sia il soggetto, il significato, la finalità, l’Opera rimane un’esperienza personale ed espansiva fra il creatore ed il fruitore.

Roma, 30 Maggio 1997

Lorenzo Paolini, Dominique De Bardonnèche, Laurence Gartel, Debi Lee Mandel, Maurizio Manzieri, Bert Monroy, Cher Pendarvis

Sviluppi Modifica

Fino alla fine degli anni '90 i vari autori rimasero in stretto contatto scambiandosi esperienze e intuizioni e dando un seguito a Digipainting nel 1999 partecipando ad un'ulteriore mostra convegno organizzata dalla mairie di Troyes (Francia). In seguito, a causa del frenetico ritmo di evoluzione della tecnologie digitali il gruppo perse di coesione: era difficile, infatti, poter tenere uniti artisti che avevano come unico punto di incontro un mezzo tecnico ancora in fase di differenziazione e non una filosofia estetica comune o contenuti condivisi. Oggi ciascuno degli artisti che firmarono il manifesto prosegue nell'attività artistica, cogliendo, ciascuno nel proprio campo, importanti riconoscimenti.

Collegamenti esterni Modifica


Bibliografia Modifica

es:Digitalismo fr:Digitalisme

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