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I circassi (detti anche adighé o adighi) sono uno dei più antichi popoli autoctoni del Caucaso. Oggi oscillano tra i quattro e i cinque milioni, quasi la metà vive in Turchia.

Pulizia etnicaModifica

A metà del XIX secolo gli abitanti della Circassia, nel Nordovest del Caucaso al confine con l’impero Ottomano, furono costretti a lasciare la loro terra dai russi vittoriosi in quello che viene definito il primo moderno caso di pulizia etnica.

I numeriModifica

Tra il 1863 e il 1864 più di 700 mila circassi furono uccisi, 480 mila furono deportati e 80 mila rimasero nella propria terra.

«La guerra fu condotta con severità implacabile e senza pietà. Avanzammo passo dopo passo, ripulendo irrevocabilmente fino all’ultimo uomo ogni pezzo di terra su cui i nostri soldati mettevano piede. I villaggi dei montanari vennero bruciati a centinaia, non appena la neve si scioglieva ma prima che le foglie tornassero sugli alberi. Calpestammo e distruggemmo i loro raccolti con i nostri cavalli. Spesso le atrocità sconfinarono nella barbarie, tra le fiamme delle izba, le urla dei bambini, i lamenti delle donne» (Mikhail Venyukov, ufficiale dello Zar).

Il genocidio dei circassi si consumò tra l’ottobre 1863 e l’estate del 1864. Ed ebbe i suoi momenti fatali, toccando le punte più estreme dell’efferatezza e dell’aberrazione, proprio tra le montagne e le valli intorno a Sochi. I sopravvissuti di una delle più antiche etnie autoctone del bulbo caucasico parlano di 1 milione e mezzo di morti, ma recenti studi storici pongono la barra a un minimo di settecentomila persone, cioè quasi la metà dell’intera popolazione circassa dell’epoca, uccise, morte di stenti o decimate dal tifo e dal morbillo.

Fu un genocidio deliberato e sistematico. Decisi a chiudere per sempre la partita del Caucaso, la guerra coloniale di conquista della regione che si protraeva da quasi cento anni, i comandanti zaristi scelsero la strada delle deportazioni forzate di massa delle popolazioni locali: gli abkazi, gli ubykh e gli adighi o circassi, com’erano stati ribattezzati secoli prima dai mercanti genovesi. Fu il comandante in capo in persona, il principe Mikhail Nikolaevich, fratello dello Zar Alessandro II, a ordinare la pulizia etnica.

«Il mito a lungo alimentato, che i comandanti russi diedero ai circassi la scelta di insediarsi a nord del fiume Kuban, è smentito dalle loro stesse testimonianze», spiega Walter Richmond, lo storico dell’Occidental College di Los Angeles che ha scritto il primo lavoro scientifico sul massacro. Come racconta nel passaggio in apertura l’ufficiale Venyukov, la tragedia ebbe un copione bestiale e sanguinario. E continuò anche sulla costa, dove i sopravvissuti furono lasciati a morire di fame e di malattie. Dopo alcuni casi di contagio a bordo delle loro navi, i russi smisero anche di trasportarli via mare in territorio ottomano e lasciarono ai turchi il resto della deportazione. Secondo Richmond, il principe Mikhail mentì anche allo Zar, che gli aveva ordinato un’indagine per mettere a tacere le voci sul quanto stava accadendo: «Rispose che non c’erano né epidemie, ne morti per fame, nascondendo deliberatamente il crimine».

Né il processo genocida si fermò dopo la mattanza del 1864: «Chi rimase nel Caucaso, forse il 5% della popolazione circassa, fu sottoposto all’assimilazione forzata o perseguitato dai cosacchi, cui fu permesso di insediarsi nella zona. Dopo la rivoluzione bolscevica, il regime sovietico ha fatto di tutto per impedire loro ogni possibilità di sviluppare una cultura unica: a nessuno fu permesso di tornare dai territori dell’ex impero ottomano dove si era diretta la diaspora».

Situazione odiernaModifica

Oggi la popolazione circassa sparsa nel mondo oscilla tra i 4 e i 5 milioni di persone, di cui 2 milioni vivono in Turchia e neppure 700 mila nella Federazione Russa, dove agli occhi del potere rimangono invisibili. Quando Vladimir Putin fece il discorso di accettazione della sede olimpica (cfr. Olimpiadi invernali 2014 a Sochi), disse che gli abitanti originari della regione erano greci, come se dopo Giasone e gli argonauti non fosse successo più nulla. E tacque anche di fronte alla richiesta di asilo, che viene da migliaia di circassi in fuga dalla Siria: solo in pochi sono stati accolti dal Cremlino, senza facilitazioni per il transito e asistenza.

Fonti Modifica




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