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« il senso interiore (ha-qawwanah) è che la Shekhinah in Israel non è esclusivamente una necessità "terrena", quanto piuttosto una necessità "superiore"[1] »
« ..."date" forza/"rivolgetevi con forza" a Dio... »

Giustificata tramite la comprensione intellettuale, la fede nasce e sorge nel cuore e può anche coinvolgere tutto il corpo pervaso da tutta l'anima. Con il termine ebraico Kavvanah o Kavanah, כונה (con la medesima radice ebraica del termine Mekaven, reso in italiano con la traduzione "entusiasta, zelante"), si intende l'intento/intenzione di gioia, consapevolezza e passione per compiere una Mizvah e quella che l'uomo rivolge a Dio anche con la propria preghiera; essa è la forza impiegata nella fede per l'attaccamento a Dio e il sostentamento spirituale. Secondo le proprie caratteristiche, ogni Ebreo raggiunge livelli sempre differenti nella Devequt, così anche nel grado della preghiera: questa è poi la tradizione degli Heikalot, i palazzi spirituali cui l'Ebreo può accedere passando metaforicamente e spiritualmente di stanza in stanza fino al Signore affinché le proprie preghiere possano essere ascoltate, considerate ed esaudite e possa essere sempre più saldo e vivo il legame nella propria fede. La kavanàh è paragonabile al razòn, il desiderio, ma mentre il desiderio, che è vicino all'idea di scopo, può assumere differenti forme, la kavanàh può essere unicamente indirizzata al Servizio del culto di Dio svolto sia nella preghiera, nello studio della Torah sia nel compimento delle Mitzvot. Esiste però una forma di ratson assoluta che rivela l'aspetto forte e puro della santità dell'inclinazione dell'uomo.
Nachman di Brazlav sottolineò l'importanza dell'intenzione e dell'aumento del "desiderio" di avvicinarsi a Dio, sempre Vicino anche quando possa apparire il contrario, sino ad affermare che, seppure le azioni nel bene debbano essere compiute, anche se in un primo momento i traguardi spirituali sembrino lontani, il desiderio stesso qui descritto è comunque molto prezioso e merita una ricompensa.

Anche la Teshuvah in preghiera richiede Kavanah "verso" Dio, Santo e Benedetto: soprattutto in preghiera, alzare la testa verso Dio in Alto, anche se Egli presente ovunque, non riguarda la superbia.

Grazie alla Kavanah, intesa anche come "intenzione" realizzata nell'adempimento della Mitzvah, studio della Torah e Tefillah vengono condotti in "Yichudim"[2].

Sebbene sorretta dalla "forza" la Kavanah riguarda l'intenzione di attaccarsi in vita a Dio in ogni preghiera ebraica, nelle Berakhot e, quando possibile, in Devequt: non riguarda soltanto la "forza" del corpo ma anche quella dell'anima, quasi che sembri vi sia il "rischio" di morire, anche se ciò non avviene poiché Qadosh BarukhHu tiene i legami tra anime, e/o anima, e corpo infatti dolce la lode a Dio:

Paragonabile alla Kavanah risulta la virtù etica ebraica della vigilanza "a priori" per evitare di peccare, per esempio per custodire lo Shabbat.

Talvolta lo sconforto o tragici eventi "sminuiscono" il vigore ma una "Kavanah equilibrata", secondo Halakhah, riporta persino gioia.

Qualora si abbia [quasi] "sconforto", v'è nella tradizione ebraica chi suggerisce di "elevarsi" in supplica e lode verso Dio Santo e Benedetto, haQadosh BarukhHu, poiché Egli ascolta Israel quando Lo invoca.

NoteModifica

  1. La via della Qabbalah. Esegesi e mistica nel <<Commento alla Torah>> di Rabbi Bahya ben Aser, Bologna, il Mulino, 2004 ISBN 88-15-09758-9 (pag. 148)
  2. Haggadah

Fonti Modifica




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