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Kemò-vad

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La Kemò-vad [1] è una forma d'arte, definita anche l'Arte del Gesto, [2] che deriva dall'antico druidismo europeo comprendente tecniche di meditazione dinamica, di ginnastica dolce ed elementi di danza sacra delle antiche tradizioni dei Popoli naturali.
Kemò-vad è un termine che deriva da una arcaica lingua europea pre-gaelica, parzialmente sopravvissuta nel bagaglio culturale di alcune comunità autoctone del Centro Europa, e significa Danzare nel Vento. Secondo un antico simbolismo dei popoli autoctoni dell'Europa, il vento rappresenta l'immaterialità dell'esistenza, il potere di Madre Terra che anche se invisibile si manifesta tangibilmente con la sua forza.

« La Kemò-vad non è una danza vera e propria. Rappresenta una via di mezzo tra l'arte ginnica e un'arte marziale dolce, dove l'avversario non è inteso come un altro uomo ma come la possibilità di interazione con l'esistenza.[3] »
(Giancarlo Barbadoro)

La Kemò-vad ha come scopo l'attivazione dell'energia interiore dell'individuo, definita dallo sciamanesimo druidico con il termine di Korà, che se indirizzata verso un processo evolutivo porta al Silenzio interiore e alla sintonia con il Vuoto, la natura immateriale e mistica dell'esistenza, ottenendo così benessere e armonia per l'intera sfera personale, dentro e fuori di sé.

Storia e Origini Modifica

La Kemò-vad è parte del patrimonio della cultura druidica europea, conservato da alcune comunità che custodiscono da millenni la cultura e la storia del continente precedente alla dominazione dell'Impero romano, e successivamente alla penetrazione del cristianesimo.
Le origini storiche della Kemò-vad affondano negli antichi miti druidici, nelle leggende e nei racconti tramandati dalle comunità presenti ancora oggi in tutta Europa, quali le comunità druidiche bretoni o le Famiglie celtiche delle Valli di Susa e di Lanzo, in Piemonte.[4]
La Kemò-vad nasce dal mito del Drago, che simboleggia l'universo che esce dal vuoto immenso del nulla da cui tutto è stato partorito, e che come primo atto creativo si mette a danzare. Questo evento storico e simbolico è stato ripreso dai Greci con il mito di Eurinome, una ninfa che diventerà poi una dea che, come il Drago, esce dal Vuoto e si mette a danzare.[5]
Il mito del drago è associato storicamente a quello di Fetonte che secondo quanto narrato da Ovidio e Platone riguarda un oggetto caduto dal cielo in un mare di fuoco; le tradizioni druidiche del Piemonte però ne precisano il significato narrando che in realtà Fetonte sarebbe disceso sulla Terra con il suo carro dorato, e precisamente, secondo le tradizioni autoctone del Nord Italia, nei territori del Piemonte, insegnando alle creature del tempo le varie scienze all'interno di un cerchio di pietre costruito dai suoi due aiutanti di metallo dorato. Sempre secondo queste narrazioni, il pianeta dell'epoca era popolato da gigantesche creature violente che dominavano sulle altre specie e Fetonte, per aiutare queste ultime, diede vita all'ordine monastico-guerriero dello Za-basta, una scuola iniziatica che comprendeva insegnamenti filosofici e una disciplina marziale.
La parte delle arti marziali era detta Hahqt-bà, mentre l'altra, la Kemò-vad, si occupava della preparazione interiore ed esteriore al combattimento del Kaui, il monaco guerriero, con l'utilizzo di tecniche di meditazione dinamica.[6]
Il mito druidico europeo di Fetonte viene a collocarsi al pari dei miti degli dei civilizzatori presenti in tutte le culture del pianeta come Houang-Ti dei cinesi, i Kachina degli indiani Hopi, o i Signori dell'Alcheringa degli Aborigeni australiani e viene accomunato al mito del GRAAL, il cui acronimo Gnosis Recepita Ab Antiqua Luce secondo gli esoteristi medievali significa conoscenza ricevuta da un'antica luce.[7]
Un'altra parte della mitologia collegata a Fetonte riguarda l'antica città di Rama che sarebbe esistita in epoche remote nella valle di Susa in Piemonte estendendosi fino al territorio francese. Intorno al grande cerchio fatto costruire da Fetonte vennero realizzate le prime abitazioni dei suoi auditori e poco alla volta, nei millenni successivi, l'insediamento si sviluppò in una vera e propria città megalitica fortificata che verrà poi conosciuta come la città di Rama, anche definita la città dei Tre Draghi di cui si narra l'esistenza in volumi di ricercatori dei primi dell'800 come Matilde Dell'Oro Hermil.[8]
Nei primi anni del 2000 ricercatori privati hanno scoperto in Piemonte imponenti reperti che potrebbero essere parte delle possenti mura di Rama e confermerebbero l'esistenza della città ciclopica. Questi reperti presentano delle analogie con quelli rivenuti nel sito archeologico di Champcella vicino a Briançon, visti come possibili ritrovamenti dell'antica città di Rama, su cui ricercatori indipendenti francesi stanno attualmente indagando.[9]
Oggi la Kemò-vad è proposta da Giancarlo Barbadoro, fondatore della Scuola di Kemò-vad Sole Nero nata su specifico mandato della Comunità druidica tradizionale di Paimpont in Bretagna, Francia.[10]
Giancarlo Barbadoro ha appreso la pratica della Kemò-vad nel corso dei suoi ricorrenti soggiorni di studio in Bretagna, nella foresta di Brocéliande, presso le comunità druidiche tradizionali dove è stato insignito dell'incarico di Gopa, insegnante di Kemò-vad, con la facoltà di nominare altri Gopa, Puna (istruttori) e Sadi (assistenti), secondo il metodo tradizionale. Barbadoro ha inoltre appreso la tecnica della Nah-sinnar, la Musica del Vuoto usata nella Kemò-vad nella sua forma di Danza Sacra.[11][12]

Filosofia Modifica

La Kemò-vad rappresenta una filosofia di vita ispirata all'armonia della Natura,[13] filosofia che si esprime nel simbolismo del suo stesso nome che significa danzare nel vento, inteso come condizione d'essere.
La Filosofia druidica alla base della Kemò-vad, è riferita alla Natura intesa non solo nel suo aspetto materiale, ma anche nel suo aspetto immateriale e invisibile.
Il vento nel druidismo è identificato con la parola Shan, la natura immateriale dell'esistenza, quella parte che non si vede ma che dà corpo a tutto quello che esiste e di cui l'uomo fa parte. Essere vento nel vento vuol dire muoversi nell'armonia dello Shan entrando in sintonia con sé stessi e con l'esistenza.
Questa qualità di esistenza immateriale, che il druidismo definisce Shan, rappresenta un vuoto non meccanico ma un vuoto assente di concetti che lo possano definire, percepibile solo attraverso l'esperienza diretta, al di là della percezione ordinaria e limitata dei sensi fisici.
La filosofia che nasce da questo contatto con la natura immateriale dell'esistenza viene espressa dal druidismo nel Tai Shan (il libro della Natura), trasmesso oralmente. Il Tai Shan nasce da una esperienza pragmatica dell'individuo basata sulla constatazione della manifestazione dell'esistenza e su come interagire con essa per trarne benessere personale e conoscenza.

« Il Tai Shan rappresenta una sorta di evento osservativo che porta a scorgere nell'esistenza un messaggio di armonia e a comprendere che negare questa armonia significa vivere nel disagio e anche nella sofferenza prodotta dall'opposizione egocentrica al fluire della Natura [14] »
(Giancarlo Barbadoro)

Il Tai Shan si sviluppa in una serie di valutazioni esperienziali che possono divenire punto di riferimento per l'esperienza dell'individuo.
Parte dal punto focale che esiste lo Shan, realtà invisibile a cui il mondo materiale e l'individuo stesso sono sottesi, la cui conoscenza può portare armonia e benessere.
Questa dimensione immateriale viene percepita e vissuta dall'individuo tramite i tre piani di esperienza del corpo, della mente e dell'io cosciente, ma solo quest'ultimo, definito come spirito o cristallo trasparente, può diventare consapevole della natura reale dello Shan.
Mentre il piano esperienziale del corpo è facilmente individuabile, quello della mente, legato alla soggettivazioni dell'interpretazione delle percezioni sensoriali e alle sovrastrutture di tipo ideologico ed etnico, può rappresentare un problema per il piano dell'io consapevole: accade infatti che l'individuo possa confondere la propria identità consapevole con la produzione del mentale perdendosi nei suoi valori fittizzi e identificando nella materia e nelle emozioni il senso ultimo e reale dell'esistenza.
La mente quindi, nelle sue funzioni patologiche, viene vista dal Tai Shan come un ostacolo alla realizzazione del benessere e della conoscenza che l'individuo può ottenere nel percepire il piano reale dell'esistenza, quindi propone il superamento della sua dimensione soggettiva attraverso lo strumento della meditazione.
La meditazione secondo il druidismo è quello strumento individuale che permette la realizzazione del Silenzio interiore e il superamento della dimensione mentale, quindi può consentire il contatto con la natura immateriale dello Shan.
Lo Shan è simboleggiato dal vento e quindi praticare la Kemò-vad significa danzare nel vento, danzare nello Shan grazie all'esperienza del Silenzio interiore che si realizza nell'equilibrio tra il vuoto e il pieno.

« Attraverso l'esperienza della Kemò-vad si mantiene la sintonia con il Mistero, immanente a tutta l'esistenza, attraverso l'esperienza di una Visione interiore permanente con cui partecipare alla natura dello Shan. … Si può vivere così un'esperienza di amore e di felicità nella partecipazione al Mondo di Gwenved degli antichi druidi che esiste al di là del mondo della mente.[15] »
(Giancarlo Barbadoro)

La pratica della Kemò-vad Modifica

La Kemò-vad si apprende nella Zaibasta, la Palestra dove i Kaui si esercitano nell'arte della Danza del vento. Nella Zaibasta il Kaui sviluppa l'arte della Kemò-vad esprimendola in una forma artistica personale che si manifesta nell'armonia del gesto. Il concetto di Zaibasta non è specificatamente legato ad una palestra al coperto, ma può essere un'area a cielo aperto a contatto con la natura.[16]

Premessa teorica Modifica

La pratica della Kemò-vad trae ispirazione dalla filosofia di vita basata sull'armonia con la Natura che si realizza attraverso la pratica della meditazione. La meditazione della Kemò-vad si esprime sul principio del movimento consapevole. Consapevolezza che accompagna ogni gesto e che viene sviluppata interiormente dall'individuo nell'attuazione del Silenzio interiore.
Il Kaui, il praticante della Kemò-vad, esegue questo movimento consapevole in modo armonico, basandosi sulla neutralità che individua nell'equilibrio tra i due opposti di vuoto e pieno, lo han e lo ham della cosmologia druidica, diventando così vento nel vento per vivere l'armonia del Vuoto.
Nel praticare la Kemò-vad il Kaui si ispira a questa armonia, all'equilibrio che egli trova dentro di sé e che si traduce in un movimento armonico, non limitando però l'esperienza al solo momento dell'esercizio ma estendendola a tutta la vita quotidiana e a tutta la sua esistenza.
Il praticante realizza così la Batza, un baricentro consapevole basato sulla neutralità tra vuoto e pieno, che mantiene nel quotidiano in una integrazione armonica e creativa con l'ambiente. La Batza si identifica nel concetto di Ecospiritualità vissuto dai Popoli naturali di tutto il pianeta: l'armonia con l'ambiente che deriva dall'armonia interiore dell'individuo nel suo rapporto con la Natura, intesa non solo nel suo aspetto materiale, ma soprattutto in quello immateriale e mistico.[3][17]

Parte pratica Modifica

Gli esercizi ginnici Modifica

La Kemò-vad [18] comporta una parte ginnica intesa come una preparazione alla pratica stessa dove si imparano le figure che vengono attuate nella Paità, la meditazione dinamica della Kemò-vad, e contemporaneamente si prepara il fisico sciogliendo le membra, elasticizzando i movimenti, imparando l'equilibrio e sviluppando l'idonea muscolatura.
La parte ginnica però non consiste solo in un movimento fine a sé stesso in quanto implica una concentrazione e un rilassamento: la Kemò-vad assume già in questa prima fase l'aspetto di pratica interiore che ne è alla base a la contraddistingue.

La meditazione dinamica Modifica

La Kemò-vad si esegue nella pratica della postura in movimento, la Paità, e comporta l'esecuzione in sequenza di determinate figure, le Batzu, che costituiscono l'esercizio di meditazione. Le Batzu costituiscono anche la struttura ispiratrice dell'esecuzione in forma libera.

La prassi di esecuzione dell'esercizio libero non è codificata in quanto è la manifestazione creativa dell'armonia raggiunta interiormente dal Kaui.

La Danza Sacra Modifica

Nella sua forma di Danza Sacra la Kemò-vad si esegue dando attenzione alla gestualità e all'equilibrio della postura e può contenere, oltre all'interpretazione di una esperienza individuale, anche l'esegesi di una leggenda dello sciamanesimo druidico. Viene accompagnata dalla Musica del Vuoto, la Nah-sinnar druidica, che si compone di tre elementi quali i Tamburi (Uzi), i Flauti (Azi) e la voce in tonalità sacra (Inara).

Note Modifica

  1. Barbadoro, Giancarlo. (2010). Danzare nel vento.
  2. Shan Newspaper "La Kemò-vad: alla ricerca del Bien-être" La Kemò-vad: alla ricerca del Bien-être.
  3. 3,0 3,1 Barbadoro, Giancarlo. (2010). Danzare nel vento: 29.
  4. Nattero, Rosalba - Barbadoro, Giancarlo. (2009). Il Cuore Antico: 118.
  5. Barbadoro, Giancarlo. (2010). Danzare nel vento: 53.
  6. Barbadoro, Giancarlo. (2010). Danzare nel vento: 33.
  7. Nattero, Rosalba. (1997). Il Segreto del Graal: 17.
  8. Dell'Oro Hermil, Matilde (1897). Roc Maol e Mompantero.
  9. Nattero, Rosalba - Barbadoro, Giancarlo. (2007). Rama Vive: 73.
  10. Scuola di Kemò-vad "Sole Nero" www.kemovad.org.
  11. Lo Statuto della Scuola di Kemò-vad "Sole Nero" www.kemovad.org/statuto.
  12. Barbadoro, Giancarlo. (2009). Il mio flauto, la mia anima: 13 - 23.
  13. Barbadoro, Giancarlo. (2010). Danzare nel vento: 67.
  14. Barbadoro, Giancarlo. (2010). Danzare nel vento: 68.
  15. Barbadoro, Giancarlo. (2010). Danzare nel vento: 72.
  16. Barbadoro, Giancarlo. (2010). Danzare nel vento: 127.
  17. Nattero, Rosalba - Barbadoro, Giancarlo. (2002). I Popoli naturali e l'ecospiritualità: 181.
  18. Barbadoro, Giancarlo. (2010). Danzare nel vento: 115 - 143.

Collegamenti esterniModifica




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