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Lista di giornalisti italiani colpiti da attentati

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Questa è una lista che comprende alcuni tra i principali nomi di giornalisti italiani colpiti da attentati per l'impegno nel loro lavoro, veri alfieri della libertà di stampa nella Repubblica Italiana, feriti o uccisi da gruppi eversivi violente di destra, di sinistra, dalla criminalità organizzata, oppure da ignote società segrete con finalità non chiare.

Anni 70Modifica

Il caso Mauro de Mauro Modifica

Nel 1971 il giornalista napoletano Mauro de Mauro, dopo aver annunciato la scoperta di fatti e circostanze che avrebbero potuto sconvolgere la situazione politica italiana, scompare misteriosamente. Si specula sul fatto che stesse indagando su fatti riguardanti il Golpe Borghese oppure su di altri misteriosi eventi del periodo 1940-1971.

Il caso Giovanni Spampinato Modifica

Il 27 ottobre 1972 il giornalista venticinquenne Giovanni Spampinato, corrispondente del giornale L'Ora di Palermo e de l'Unità, venne ucciso con sei colpi di pistola. Il suo assassino, Roberto Campria, figlio dell'allora presidente del Tribunale di Ragusa, si costituisce immediatamente, confessando il delitto. Ma le indagini, condotte con la considerazione per il padre dell'autore del delitto, portano all'insabbiamento del processo in sede giudiziaria. Spampinato indagava all'epoca sull'uccisione di Angelo Tumino, un facoltoso ingegnere-imprenditore, avvenuta a Ragusa, in Sicilia, il 25 febbraio dello stesso anno e di cui il figlio del presidente del Tribunale era accusato. [1]

Il caso Mino Pecorelli Modifica

Nel 1979 il giornalista Mino Pecorelli, principale redattore della rivista "Osservatorio Politico" (che si occupava di gossip politico, investigazione sociale e politica) annunciava di essere in possesso di materiale "scottante" su un personaggio politico dalle iniziali G.A., materiale che avrebbe potuto mettere fine alla carriera di questa influente persona. Pochi giorni dopo, il 20 marzo dello stesso anno, Pecorelli viene assassinato.

Il caso Mario Francese Modifica

Mario Francese è stato un giornalista italiano, assassinato dalla mafia a Palermo il 26 gennaio del 1979. Si occupò della strage di Ciaculli, del processo ai corleonesi del 1969 a Bari, dell'omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e fu l'unico giornalista a intervistare la moglie di Totò Riina, Antonietta Bagarella. Nelle sue inchieste analizza profondamente l'organizzazione mafiosa, spaccature, famiglie e capi, specie i corleonesi legati a Luciano Liggio e Totò Riina.

Per l'assassinio sono stati condannati: Totò Riina, Leoluca Bagarella (esecutore materiale) ed altri. Le motivazioni della condanna sono state: «Il movente dell'omicidio Francese è sicuramente ricollegabile allo straordinario impegno civile con cui la vittima aveva compiuto un'approfondita ricostruzione delle più complesse e rilevanti vicende di mafia degli anni '70»

Indro Montanelli "gambizzato" Modifica

Nel 1977 il giornalista Indro Montanelli de Il Messaggero, del Corriere della Sera e Il Giornale, antifascista dopo il 1940, ma simpatizzante anarchico "libetarian" sin dal 1936, (allontanato per aver scritto un articolo "disfattista"), da molti ritenuto l'alfiere e capostipite del giornalismo italiano, viene gravemente ferito alle gambe da quattro proiettili ("gambizzato") da elementi appartenenti al gruppo terrorista di matrice comunista "Brigate Rosse", in quanto "amico delle multinazionali".

Anni 80Modifica

Il caso Walter Tobagi Modifica

Nel 1980 il giornalista Walter Tobagi, che scriveva sul Corriere della Sera, ed in precedenza sul giornale cattolico Avvenire, venne trucidato dal gruppo terrorista di matrice comunista "Brigate Rosse".

Il caso Giuseppe Fava Modifica

Giuseppe Fava era un giornalista italiano, fondatore del giornale "I Siciliani". È stato ucciso a Catania nel gennaio 1984 dalla mafia.

«  Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo  »
(Pippo Fava. "Lo spirito di un giornale", articolo dell' 11 ottobre 1981)
«  Per i miei racconti mi sono inspirato alle mie esperienze giornalistiche. Io ti chiedo scusa ma sono esterrefatto di fronte alle dichiarazioni del regista svizzero. Mi rendo conto che c'è un'enorme confusione sul problema della mafia. Questo signore ha avuto a che fare con quelli che dalle nostre parti sono chiamati "scassapagliare". Delinquenti da tre soldi come se ne trovano su tutta la terra. I mafiosi sono in ben altri luoghi e in ben altre assemblee. I mafiosi stanno in Parlamento, sono a volte ministri, sono banchieri, sono quelli che in questo momento stanno ai vertici della nazione. Bisogna chiarire questo equivoco di fondo: non si può definire mafioso il piccolo delinquente che ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale… quella è piccola criminalità che credo esista in tutte le città italiane e europee. Il problema della mafia è molto più tragico e importante, è un problema di vertici della nazione che rischia di portare alla rovina, al decadimento culturale definitivo l'Italia  »
(Giuseppe Fava in un'intervista concessa ad Enzo Biagi, poco prima di essere assassinato)

Il caso Giancarlo Siani=Modifica

Giancarlo Siani era un giornalista campano, attivo nel periodico "Osservatorio sulla camorra", e successivamente nella redazione di [[Castellammare di Stabia del giornale "Il Mattino" di Napoli, che venne ucciso il 23 settembre del 1985 dalla camorra, dopo avere svolto una indagine accurata e coraggiosa sul boss Valentino Gionta, attivo principalmente nel contrabbando di sigarette.

Anni novantaModifica

Il caso Giuseppe Alfano Modifica

Giuseppe Aldo Felice Alfano detto Beppe Alfano (Barcellona Pozzo di Gotto, 1945) è stato un giornalista italiano, ucciso per mano della mafia la notte dell'8 gennaio del 1993 con tre proiettili (uno sparato in bocca) mentre era alla guida della sua auto in via Marconi a Barcellona in Sicilia. Alla morte seguì un lungo processo, tuttora non concluso, che condannò un boss locale all'ergastolo per aver organizzato l'omicidio, lasciando ancora ignoti i veri mandanti.

NoteModifica

  1. Articolo su Giovanni Spampinato dal Corriere della Sera del 08/06/2001


Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica




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