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Mazdeismo cristiano

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Il Mazdeismo cristiano (o mazdeo-cristianesimo) è una dottrina religiosa che si fonda sull'idea della parentela spirituale tra Zarathushtra (Zoroastro) e Gesù Cristo, rivelatori della vera natura di Dio, il Padre Celeste, chiamato anche - dagli odierni seguaci di tale orientamento - il Saggio e Buon Signore. Si tratta di una concezione antica, le cui radici affondano negli intrecci e nelle sintesi spirituali che fiorirono all'epoca dell'Impero Partico (III sec. a.C. - III sec. d.C.), ma ha assunto nome e lineamenti attuali nel decennio conclusivo del Novecento.

Secondo la "Dichiarazione di principi mazdei cristiani": "Agli albori della civiltà - sul finire dell'età del bronzo - Zarathushtra, l'Araldo del vero Iddio, annunciò al mondo la divina Parola-Luce, in cui hanno fondamento la verità, la virtù, l'ordine e la purezza. Chiamata Asha[1] nelle Gatha e Logos nel Vangelo di Giovanni, essa - prima filiazione di Spenta Mainyu, il Santo Spirito procedente da Dio - avrebbe dato forma, coesione ed armonia al cosmo archetipo, secondo un disegno glorioso fluente dall'essenza stessa del Padre. Ma contro la Buona Creazione - secondo la dottrina che abbiamo ricevuto - si avventò, con moto inconsulto, la forza distruttiva di Angra Mainyu (Ahriman) / Satana, avversario del Santo Spirito per ottusa scelta falsificante: dal caos che ne seguì ebbe origine la morte, entrata nel mondo per "invidia di Satana" (Sap. 2, 24).... Gesù Cristo, Salvatore (Saoshyant), incarna la Parola-Luce - prima filiazione di Dio - nella Sua vita, nella Sua morte in Croce e nella Sua Resurrezione, ed è perciò chiamato "Figlio di Dio". Lo è, nella visione mazdea cristiana, in modo speciale, esemplare, ma non esclusivo: del resto, egli sollecita l'uomo a quella stessa filialità. Sulla scia di tale appello David Lazzaretti, scendendo dal monte Labbro nell'agosto 1878 per affrontare il martirio, poté esortare i seguaci - birocciai, contadini, donne, bimbi - dicendo: "Voi siete tanti Cristi...''"[2]

Nella dottrina mazdea cristiana, a monte della confluenza tra i mondi spirituali di Iran e Israele sta la figura arcana di Noè, il Patriarca della Mesopotamia, il primo che le Scritture chiamano "uomo giusto" ( 'ish tzaddik, Gen. 6,9). Attraverso la diaspora della sua prole (Shem, Cham e Yaphet), egli diviene il padre di tutte le nazioni: d'altronde la saga diluviana è tramandata da oltre cinquanta miti, in molti dei quali il protagonista (Ziusudra presso i Sumeri, Utnapishitim presso i babilonesi, Yima tra i Persiani) è, come Noè, legislatore[3] e vivificatore, binomio non casuale se, come ricordava Giuseppe Mazzini, "senza legge non v'è vita". Noè coltiva per primo la vite e ne trae il vino, l'una e l'altro segni di vita cristica, sopravvive alle acque mortifere e vede la terra risorgere dopo la quarantena, così prefigurando la resurrezione di Cristo come evento cosmico. È il portatore dell'eterna alleanza che Cristo rinnova in perpetuo mediante il Santo Spirito. L'arcobaleno, i cui sette colori indicano i Sette Agenti di Dio nella creazione e le cui innumerevoli gocce alludono alle miriadi di spiriti (fravashi nel linguaggio mazdeo) usciti dal grembo divino, è il sublime sigillo di tale alleanza. Per questo, quando un arcobaleno appare nel cielo, ogni mazdeo cristiano canta i versetti 12-16 di Genesi, 9.

Antecedenti idealiModifica

Già nel primi secoli del Cristianesimo vi furono individui e comunità che riconobbero la continuità tra la missione di Zarathushtra e quella di Gesù. Ciò avvenne in forme nebulose entro il filone gnostico, come dimostra l'importante Apocrifo di Giovanni (II sec. d.C.) (anche un neo-gnostico come Rudolf Steiner [1861-1925], nel suo commento al Vangelo di Marco, avrebbe proposto il tema in modo alquanto confuso), più nitidamente in tradizioni armene e siriaco-orientali raccolte in alcuni Vangeli dell'Infanzia e più tardi nel Libro dell'Ape, opera di Solomon vescovo nestoriano di Bassora (XIII sec.), il quale si spingeva fino ad affermare, nel capitolo trentasettesimo, l'identità spirituale tra Zarathushtra e Gesù.

La continuità ideale tra l'Araldo e il Salvatore fu affermata da Mani (216 ca. - 277 ca.) e implicitamente assunta dal filone dualista del Cristianesimo medievale (Pauliciani, Bogomili, Catari, che tuttavia - come già Mani - si allontanarono in parte dal messaggio, connotando in senso del tutto negativo la natura, ciò che né Zarathustra né Gesù avevano fatto), ma pure in ambito cattolico vi furono assertori di tale idea, ad esempio i filosofi dell'Accademia neoplatonica fiorentina (XV-XVI secc.), come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola - influenzati dall'insegnamento del bizantino Giorgio Gemisto Pletone (1355 ca.-1452) - e più tardi, nel Settecento, Andrew Michael Ramsay (1686-1743), discepolo del quietista Fénelon e autore di quei Voyages de Cyrus (1727) in cui gli intrecci mazdeo-cristiani sono evidenziati con toni fortemente empatici.

Anche tra gli "spirituali" della Riforma protestante non mancò chi si connesse all'elemento "iranico" del Cristianesimo. Un caso eclatante fu quello della mistica inglese Jane Leade (1624-1704), che indicava nei Magi gli istruttori delle anime in Paradiso e nello "spirito di Ciro" (l'imperatore persiano che consentì agli ebrei di ricostruire il Tempio e che Isaia chiama mashi'ach, unto di Dio) la "vis a tergo" di una possibile restaurazione del vero Cristianesimo[4]. In ambito protestante, ancora, non possiamo dimenticare Wilfred Monod (1867-1943), pastore e teologo della Chiesa Riformata di Francia, che nella sua opera Le problème du Bien(1934) proponeva una lettura vigorosamente neo-dualista del messaggio cristiano, evocando la visione-madre di Zarathushtra. Tra gli anglicani, il teologo, più noto come scrittore, Clive Staples Lewis (1898-1963) propose in Mere Christianity (1952) una versione "militante" del Cristianesimo contigua in più punti allo spirito zoroastriano.

Nel Settecento fu soprattutto nell'orbita della Massoneria - erede dello spirito neo-platonico rinascimentale - che la fede di Zarathushtra venne integrata con l'ethos ebraico-cristiano: una missiva (1735) della Gran Loggia di Londra ai "fratelli" di Calcutta elogiava gli Zoroastriani e ne raccomandava l'iniziazione all'Arte muratoria in quanto epigoni in loco del lignaggio di Noè; nei discorsi di Loggia, gli oratori - spesso chaplains, ministri di culto incaricati di condurre le preghiere - citavano il profeta persiano tra i precursori della "Luce massonica"; ancora, compositori di fede cattolica appartenenti all'Ordine, come Jean-Philippe Rameau (1683-1764) e Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), scrissero opere ispirate all'Araldo (rispettivamente Zoroastre e Il Flauto Magico, librettista del quale fu un altro Libero Muratore, Emanuel Schikaneder), e uno dei pensatori più originali formatisi nelle Logge, Louis Claude de Saint-Martin (1743-1803), propose una visione cristiana particolarmente attenta alla tragedia del male nel cosmo, sottoscrivendo l'idea - esposta nei testi zoroastriani medievali - della creazione dell'universo materiale come "carcere" per lo spirito distruttivo.

Nel corso dell'Ottocento, infine, entro diversi Corpi Rituali massonici, abbinati a contenuti cavallereschi e cristiani, presero forma gradi di ispirazione mazdea (Cavaliere del Sole, Dottore degli Ized/ Yazata, Buon Pastore, ecc.).

All'esterno dell'ambito massonico, non possiamo non ricordare Ralph Waldo Emerson (1803-1882), dapprima ministro della Chiesa Unitariana a Boston, poi libero religioso e teorico del Trascendentalismo: egli amò la fede di Zarathushtra e da essa trasse ispirazione in quella "distillazione" dello spirituale in natura che fu al centro della ricerca trascendentalista.

Agli inizi del Novecento si sviluppò negli Stati Uniti, per poi diffondersi anche in Europa (particolarmente in Germania, dove sarà perseguitato dai nazisti), il movimento Mazdaznan, fondato da Otto Hanisch (1844-1936), che tentò di connettere a livello leggendario Mazdeismo e Cristianesimo (Gesù, nella sua dottrina, era ariano) e di stabilire Anahita - l'angelo femminile delle acque (da lui chiamata Ainyahita) - nel ruolo di proto-profetessa divinizzata, mescolando tali "rivelazioni" con una serie di norme neo-yogiche, respiratorie e dietetiche non sempre chiare e fondate.

Storia recenteModifica

Nell'ultimo scorcio del Novecento, richiamandosi alla prisca theologia di Marsilio Ficino (1433-1499), agli studi compiuti dalla scuola storico-religiosa tedesca nell'Ottocento e alle tesi sostenute da Piero Martinetti (1872-1943) nel libro Gesù Cristo e il Cristianesimo (1934), alcuni membri della Chiesa Universalista (Joseph L. Gentili, Michele Moramarco, che nel 2003 avrebbe ricevuto il navjote, ossia l'iniziazione zoroastriana[5]) riproposero sul Brooklyn Universalist Christian il tema dei nessi tra il messaggio di Zarathushtra (Zoroastro) e quello di Gesù. Da tale ricerca prese forma una teologia mazdeo-cristiana - esposta poi nei volumi La celeste dottrina noachita (1994) e Il Mazdeismo universale (2010) - e sono sorti cenacoli di "Fraternità Mazdea Cristiana". Negli Stati Uniti d'America, Ken R. Vincent - ministro di culto, studioso di NDE (Near Death Experiences, esperienze ai confini della morte) e redattore del periodico Universalist Herald - fornì un ulteriore apporto all'incontro tra Mazdeismo e Cristianesimo con le opere The Magi. From Zoroaster to the "Three Wise Men" (1999) e The Golden Thread. God's Promise of Universal Salvation (2005), la seconda dedicata a un'idea assiale nel Mazdeismo cristiano, quella della salvezza di ogni creatura (apocatastasi).

L'universalismo mazdeo cristianoModifica

Il Mazdeismo cristiano è, pertanto, universalista.

In campo religioso, universalismo ha il duplice significato di:

  • fede nella salvezza universale delle creature - al termine di rettifiche, espiazioni e metamorfosi - come volontà e facoltà del Padre Celeste: questa dottrina, secondo i mazdei cristiani, compendia il più grande amore per l'umanità;
  • fede nella rivelazione universale di Dio stesso entro le varie tradizioni spirituali e conseguente lavoro di ricerca delle sue tracce.

Rispetto all'Universalismo statunitense, che - con l'eccezione di alcune comunità - si fuse nel 1961 con l'Unitarismo per dare vita alla Unitarian Universalist Association, scivolata verso posizioni radicali e di progressismo oltranzista, la Fraternità Mazdea Cristiana mantiene una posizione ben distinta, considerandosi fedele a valori etici e spirituali tradizionali. Per tali motivi essa guarda con interesse alla recente rinascita cristiana universalista negli States, segnatamente entro la C.U.A.

L'origine e la scelta universaliste dei mazdei cristiani li sollecitano a collocarsi, rispetto al Cristianesimo, in posizione pan-cristiana. Essi prestano speciale attenzione ai filoni spirituali minoritari della storia e del pensiero cristiani, in particolare a quelli che affermano la visione - di matrice giovannea - della "Luce interiore" (ad es. Valentin Weigel e i teologi quaccheri di orientamento universalista Rufus Jones, Thomas Raymond Kelly ed Howard Brinton sono studiati e apprezzati da loro), ma ricevono con riconoscenza ogni contributo edificante e illuminante che giunga dalle correnti "ufficiali" della tradizione. Così, ad esempio, dalle Apologie di Giustino e dai sermoni per il Natale di Leone Magno, fino ai testi di autori quali Gabriel Marcel e Hans Urs von Balthasar, Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev e Pavel Evdokimov, Ugo Janni e Paul Tillich, innumerevoli sono gli apporti che la fede mazdea cristiana accoglie. Nel medesimo spirito, entrano nel patrimonio ideale della Fraternità talune idee formulate da pensatori indipendenti, ma di chiara tendenza universalista, come gli italiani Giuseppe Mazzini e Aldo Capitini.

Fonti e tratti della spiritualità mazdea cristianaModifica

I mazdei cristiani ritengono che il miglior modo di intendere e testimoniare la fede cristiana sia quello di radicarla - oltre che nelle correnti elohista[6] e noachide (cioè risalente, secondo la tradizione, a Noè) e nelle istanze di autenticità spirituale proclamate dai profeti di Israele - nelle idee zoroastriane sulla natura di Dio e sullo stato conflittuale del cosmo. A sua volta il Mazdeismo troverebbe compimento nella missione di Gesù e nelle visioni dualiste presenti in altre tradizioni spirituali (platonismo, manicheismo, mandeismo ecc.). A sostegno delle loro tesi, i mazdei cristiani citano, tra numerose altre fonti, la storia evangelica dei Magi (Mt.2, 1-12), gli evidenti influssi iranici sull'ebraismo post-esilico e sulla letteratura infra-testamentaria (Libri di Enoch, Salmi e Regola di Guerra degli esseni, ecc.), i richiami - già evidenziati - alle ascendenze zoroastriane della rivelazione cristiana in alcuni vangeli dell'infanzia (arabo-siriaco, armeno).

Nel breviario spirituale utilizzato dalla Fraternità Mazdea Cristiana sono inclusi gli inni (Gatha) di Zarathushtra, numerosi Salmi (ebraici, essenici, manichei e mandei), l'Evangelo Vivente (compilazione dai Vangeli canonici e da quelli di Filippo, di Tommaso, della Verità, ecc.), l'Inno della Perla (dagli "Atti di Tommaso") e l'Inno alla Croce (dagli "Atti di Andrea").

Intensa, nei quadri spirituali della Fraternità Mazdea Cristiana, la devozione alla Madre Divina: chiamata Armaiti nel Mazdeismo, ella si rivela entro lo stato umano, in modo sublime ed esemplare, nella Beata Vergine Maria (madre di Gesù), madre del Cristo e fonte perenne di purezza e dedizione. In Maria, secondo questa prospettiva, si manifestano altresì Daena, l'angelo della Fede che appare nell'Hadokht Nask e in altri passi dell'Avesta e la "forte" e "immacolata" Ardvi Sura Anahita, angelo delle acque cosmiche. Per questo oltre al Saluto Angelico (base, con il canto di Elisabetta, dell'"Ave Maria") e al Magnificat, i mazdei cristiani recitano le benedizioni a Daena e Anahita, nonché, con particolare intenzione, il secondo versetto del 12º capitolo dello Yasna: "speñtãm ârmaitîm vanguhîm verenê, hâ-môi astû" ("Scelgo la buona santa Armaiti, che ella sia mia").

La dottrina virginale che i mazdei cristiani ereditano da vari filoni del Cristianesimo, vede nelle arcane "tre Vergini" (lo Spirito di Dio, "Ruach Elohim", che "covava" sulle acque, Gn. 1, 2; Sophia, la Saggezza che era con lui all'atto della creazione, Pr. 8, 22-31; l'Adamo celeste di natura androgina, Gn. 1,27) le matrici del sacro stato di Maria.

La Fraternità venera altresì le entità nelle quali l'Unità divina si rifrangerebbe, e che formano i ricettacoli delle Sue qualità: Amesha Spenta, Yazata e Fravashi celebrati dall'Avesta; Arcangeli, Angeli e Spiriti nella tradizione ebraico-cristiana. In particolare, essa evidenzia l'affinità di ruoli esistente tra Mithra e l'Arcangelo Michele e tra Sraosha e l'Arcangelo Gabriele. L'innumerevole pluralità degli esseri celesti è, per i mazdei cristiani, un segno della bontà, della saggezza e della bellezza infinite di Dio.

Una prospettiva esistenziale e sociale Modifica

Accanto alle "essenze" che apparentano Mazdeismo e Cristianesimo (ad es. la metafisica della Luce e della Parola, presente sia nelle Gatha di Zarathushtra sia nel Vangelo secondo Giovanni), i mazdei cristiani rimarcano come decisivi i tratti esistenziali (l'angoscia, la scelta, il rapporto personale con Dio, ecc.).

Secondo la "Dichiarazione di principi...", la Fraternità Mazdea Cristiana "vive di una fede esistenziale che le consente di accogliere - accanto alla gioia radiosa da effondere:"gioia a colui tramite il quale è gioia ad altri", proclama la Gatha Ushtavaiti (Y. 43,1) - anche la malinconia e l'angoscia: "in quale terra fuggirò? dove andrò?" (Y. 46,1) si chiede smarrito Zarathushtra, osteggiato perfino dai suoi; "Gesù pianse" (Gv. 11, 35) vedendo l'amico Lazzaro morto, e nel Getsemani fu colto "da una tristezza mortale" (Mt. 26, 38) dinanzi alla prospettiva della propria fine terrena. In tali assensi alla fragilità, alla caducità dello stato umano, si può intravedere l'alterità dello Spirito rispetto ai meccanismi della vita fisica, dunque un varco verso la trascendenza. In modo simmetrico, il paradosso e l'umorismo - nella leggenda pahlavi Zarathushtra nacque ridendo - superano le strettoie della materia, dunque rientrano, se rettamente intesi, nella sacra disciplina"[7].

Per la Fraternità Mazdea Cristiana, la giustizia - sintesi dell'Intelletto e dell'Amore emanati da Dio - deve essere la meta principale degli uomini, secondo il dettato evangelico "Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia..." (Mt. 6, 33). Proprio perché ancorata al Regno, essa non è compiutamente realizzabile nel "mondo della mescolanza", il nostro, ma il singolo e le comunità devono comunque tendere ad essa, affermando, con la regalità sociale del Cristo, il vero "diritto divino" che discende da Khshathra Vairya (Regno Eccellente), uno degli Amesha Spenta venerati nel Mazdeismo.

NoteModifica

  1. vocabolo polisemico che ingloba appunto la varietà di significati citati
  2. cfr. F.M.C., Dichiarazione di principi mazdei cristiani, p.1.
  3. la tradizione noachide, che ha avuto un rigoglioso sviluppo negli ultimi decenni, come attesta il moltiplicarsi di gruppi di "Bne'i Noach", figli di Noè, nel mondo, sottolinea l'universalità dell'etica proposta dalle "Sette Leggi" (contro idolatria, blasfemia, furto, assassinio, rapporti sessuali illeciti, crudeltà verso gli animali e a favore della giustizia, tanto sul piano giuridico quanto su quello sociale) che il Talmud attribuisce al proto-patriarca
  4. cfr., al riguardo, la visione del 19 febbraio 1696, riportata in The Ark of Faith e il par. 15 di A Message To The Philadelphian Society (1696), ambedue reperibili online nell'edizione originale http://www.passtheword.org/jane-lead/
  5. sul primo navjote celebrato in Italia v. http://www.zoroastrian.org.uk/vohuman/Article/On%20becoming%20a%20Zoroastrian%20in%20Italy.htm#_edn1
  6. la tradizione elohista include l'idea radiosa di Dio, nel contempo unico e plurale (Elohim), attestata dal primo capitolo del Genesi, prima che quella detta "jahvista", a partire dal secondo capitolo, introduca tratti di "chiusura" poi dominanti nel Pentateuco
  7. F.M.C., Dichiarazione di principi mazdei cristiani, p.2

Bibliografia essenzialeModifica

  • Fraternità Mazdea Cristiana, Dichiarazione di principi mazdei cristiani (F.M.C., Bologna 2012)
  • Martinetti P., Gesù Cristo e il cristianesimo [1934] (2 voll., Il Saggiatore, Milano 1972)
  • Monod W., Le problème du Bien (3 voll., Alcan, Paris 1934)
  • Moramarco M., La celeste dottrina noachita (Ce.S.A.S, Reggio E. 1994)
  • Moramarco M., Il Mazdeismo Universale. Una chiave esoterica alla dottrina di Zarathushtra (Bastogi, Foggia 2010)
  • Vincent K.R., The Magi. From Zoroaster to the "Three Wise Men (Bibal Press, North Richland Hills, Texas, 1999)
  • Vincent K.R. The Golden Thread. God's Promise of Universal Salvation (Universe, Lincoln, NE, 2005)

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