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Proteste in Sicilia del gennaio 2012

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Le proteste in Sicilia del gennaio 2012 hanno coinvolto un blocco delle attività economiche dell'isola tra il 16 e il 20 gennaio 2012.[1]

Origini e rivendicazioniModifica

Partita da rivendicazioni di agricoltori, camionisti, pescatori, e allevatori, contro l'aumento del prezzo della benzina di circa il 40% rispetto a un anno prima, le proteste hanno avuto l'adesione di parte della popolazione dell'isola, tra cui commercianti, studenti, disoccupati e operai.[2]

Questo evento è generalmente collegato con la crisi del debito sovrano europeo e la crisi economica del 2008-2012, ma l'evento che ha precipitato il blocco, e ne ha esteso sostegno a più categorie di cittadini è stato l'aumento delle accise sul carburante deciso dal governo Monti.[3]

Una delle rivendicazioni su cui si basa la protesta è l'attuazione dello statuto speciale della Regione Siciliana, e in particolare dell'articolo 37 che assicurerebbe all'isola introiti fiscali che permetterebbero effettivamente un calo sostanziale della pressione fiscale e una redistribuzione più ampia di risorse economiche provenienti da tasse che i vari stabilimenti industriali installati in Sicilia e con sede altrove dovrebbero pagare alla regione.[4]

Organizzatori Modifica

Comitato Forza d'Urto è il nome del Comitato che ha organizzato l'Operazione Vespri siciliani , che ha portato al blocco di 5 giorni di strade e porti siciliani e che conseguentemente ha paralizzato la Sicilia e la sua economia nel gennaio 2012.[5]

Sotto l'ombrello del Comitato Forza d'Urto sono rappresentate altre organizzazioni, come il Movimento dei Forconi, un'associazione di agricoltori, pastori e allevatori, o l'Associazione Imprese Autotrasportatori Siciliani (AIAS), un'associazione che rappresenta i camionisti e piccoli interessi delle imprese di logistica, ma questi fin dal primo giorno del blocco hanno ottenuto sostegno da parte dei lavoratori e dei piccoli imprenditori di altri settori, come l'industria della pesca, dell'edilizia, così come anche di molti studenti siciliani.[5]

Come ideatore del Movimento dei Forconi è stato indicato Martino Morsello, 57enne ex assessore socialista di Marsala. Secondo Aldo Cazzullo, Morsello è stato "fondatore di un allevamento di orate finito male. Vive in camper con la moglie. Tre figli, tutti disoccupati. Esposti al prefetto e processi in corso contro le banche e la Serit, versione isolana di Equitalia. Una passione per la storia siciliana, in particolare per le rivolte che, sostiene, scoppiano quasi sempre tra gennaio e marzo: i Vespri appunto, ma anche i Fasci siciliani".[6]

Alla protesta si sono affiancati membri di organizzazioni sia di estrema destra sia di estrema sinistra.

Il 21 gennaio 2011 una foto simbolo della protesta, utilizzata nello stesso profilo ufficiale[7] viene rivendicata come quella di un matrimonio tipico selargino, il cui autore afferma «Questa foto fa parte di un reportage in occasione della manifestazione pubblica del matrimonio selargino, svoltasi a Selargius il 13 settembre 2009. Non ha nulla a che fare con qualsivoglia movimento politico-ideologico e qualsiasi protesta sociale».[8]

L'operazione Vespri siciliani e il blocco della Sicilia Modifica

A partire dal 16 gennaio, il Movimento dei Forconi ha sostenuto l'operazione Vespri siciliani che ha portato ad un blocco delle attività economiche in Sicilia. In particolare, la città di Catania ha visto blocchi stradali, esaurimento della benzina alle pompe di distribuzione, mancanza di prodotti deperibili nei supermercati e di giornali nelle edicole.[6] [9] Il nome si riferisce ai Vespri Siciliani, la vittoriosa ribellione del XIII secolo contro il dominio degli Angioini.

Il blocco è iniziato il 16 gennaio, quando strade, autostrade e i principali porti in tutta la Sicilia sono stati bloccati. Le raffinerie siciliane, che producono il 42% della produzione italiana di prodotti petroliferi sono state un immediato obiettivo strategico per i manifestanti. Dopo pochi giorni si è iniziata a registrare nell'isola scarsità di carburante al dettaglio.

I metodi utilizzati per mettere in atto tale blocco sono controversi. Secondo gli aderenti del movimento, si tratterebbe di un'adesione spontanea della popolazione. Tuttavia, almeno trenta segnalazioni indicano la serrata dei commercianti e il blocco dei camionisti sono stati frutto di intimidazioni, soprattutto a Lentini, Paternò, Acireale, Mazzarrone, Mineo e l’area del Calatino. Secondo Confcommercio, i negozianti avrebbero subito danni per circa 500 milioni di euro.[10]

Il 19 gennaio, una delegazione dei manifestanti guidata dal presidente dell’AIAS, Giuseppe Richichi, ha incontrato il presidente regionale Raffaele Lombardo, che ha dichiarato: «Mi auguro che i blocchi siano rimossi. Questa iniziativa inizia a creare seri problemi alla popolazione. Condividiamo le ragioni della protesta, ma non le degenerazioni».[11]

Il 20 gennaio diverse manifestazioni a Palermo, a Gela, ad Agrigento ed in altre città siciliane vedono protagonisti agricoltori, autotrasportatori, commercianti e studenti, per lo più medi, unitisi alla protesta per solidarietà. A Palermo alcuni studenti hanno bruciato una bandiera tricolore: «È simbolo dello stato italiano che con le sue manovre finanziarie fatte di lacrime e sangue con aumenti esponenziali delle tasse e del caro vita, sta riducendo in miseria la popolazione, facendo arricchire sempre i soliti noti». A Gela il sindaco Angelo Fasulo del PD, ha obbligato tutti gli esercizi commerciali alla chiusura durante la manifestazione dalle 9 alle 12,30. L’ordinanza sarebbe stata emessa «sia per senso di solidarietà sia per scongiurare seri problemi per l’ordine e la sicurezza pubblica».[12]

L'AIAS ha sospeso lo sciopero dopo il quarto giorno, il 21 gennaio, come da termini di legge, ma il Movimento dei Forconi e il movimento Forza d'urto hanno continuato anche nei giorni successivi.[13]

Blocchi stradali sono stati segnalati anche al di fuori della Sicilia, sia in Calabria che nei dintorni di Pescara.Template:Citazione necessaria Il blocco ha avuto un effetto negativo anche per l'economia della vicina Malta[14].

Incidenti Modifica

  • Il 17 gennaio a Lentini un manifestante è stato ferito lievemente al volto da un ambulante che aveva provato a scavalcare la lunga fila di furgoni e camion.[15]
  • Il 19 gennaio nei pressi di Catenanuova, un manifestante è rimasto con il piede incastrato sotto la ruota di un camion che aveva cercato di forzare il blocco.

Impegno politico: rapporti con i partiti, scissioni e partecipazione alle elezioni Modifica

Il Movimento dei Forconi, pur avanzando rivendicazioni di ambito politico, si dichiara apartitico, ma sin dall'inizio della protesta, assieme al similare movimento Forza d'urto, è stato indicato come vicino al partito di estrema destra Forza Nuova o al Movimento per le Autonomie del presidente Raffaele Lombardo e accusato di usare metodi violenti[15].

Il 19 gennaio Antonella Morsello, militante di Forza Nuova e figlia di Martino, leader del movimento dei forconi, ha nominato i referenti territoriali per Calabria, Puglia e Lazio. Per la Calabria si tratta di Umberto Mellino, per il Lazio Antonio Mariani (responsabile Agricoltura di Forza Nuova Frosinone). E infine di Fabiano Fabio per la Puglia, anch'egli simpatizzante di Forza Nuova.[16]

Secondo Tommaso Ederoclite, "il movimento è ormai inevitabilmente "ostaggio" di questi gruppi. (...) La mobilitazione si sta dotando di una retorica legittima sul piano delle rivendicazioni, ma che lentamente si sta macchiando di un ideologismo malsano fatto di saluti romani e di rimandi a nostalgie del ventennio".[17]

Lo stesso giorno, il consiglio comunale di Catania ha approvato all’unanimità l’invio di una lettera al presidente del consiglio Mario Monti, al prefetto e alla Regione Siciliana, nella quale si chiede di aprire «un tavolo di intervento con i manifestanti». L'iniziativa viene da Nello Musumeci, capogruppo de La Destra, che così motiva la decisione in consiglio: «Stiamo assistendo a una protesta senza precedenti negli ultimi decenni ed è doveroso intervenire per dire che riteniamo giusti i motivi, ma sbagliati i metodi e invitare Monti a trattare con chi manifesta per evitare anche che i disagi si aggravino».[6]

Il 20 gennaio Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova ha dichiarato che: “Dopo l'incontro fra alcuni esponenti degli autotrasportatori e dei Forconi con i militanti della nostra sede cosentina, Forza Nuova è orgogliosa di poter dare tutto il supporto politico e operativo a questa grande protesta”.[17]

Il collegamento con l'estrema destra ha spinto Paolo Flores d'Arcais a tirare un parallelo con i fatti di Reggio del 1970-71, ricordando come "l’esasperazione popolare non sempre diventa rivolta democratica, può anche precipitare in vandea reazionaria. Che nella Sicilia del dopoguerra ha sempre trovato a disposizione gli emblemi accattivanti ma pericolosamente retrivi dell’indipendentismo, brodo di coltura per l’egemonia mafiosa."[18].

Tutti ciò porta a un chiarimento interno al movimento e a Caltanissetta il 23 gennaio viene deliberata l’espulsione di Martino Morsello «per aver tenuto un comportamento fortemente scorretto e doloso» avvicinando il movimento a Forza Nuova[19]. Di fatto è scissione fra l’ala destra minoritaria e quella sinistra maggioritaria dei Forconi. Il profilo Facebook dei Forconi resta a Morsello[20], Ferro e gli altri ne creano uno nuovo[21].

Il 31 gennaio i Forconi attivano anche un proprio sito web ufficiale[22]. A Morsello rimane anche il logo del Movimento perché da lui registrato per primo a Marsala il 12 gennaio 2012[23]. Tale logo verrà da lui usato alle elezioni amministrative siciliane di primavera. A Ferro e Scarlata non rimase che registrarne uno analogo con differenze minime.

Per le elezioni comunali di Palermo del 2012, il Movimento dei Forconi di Morsello non stringe alleanze e candida Rossella Accardo a sindaco[24] ottenendo 786 voti di lista pari allo 0,28%[25]. A Marsala si candida a sindaco lo stesso Morsello: qui la lista si ferma a 699 voti (1,47%)[26]; mentre a Raffadali i voti saranno 307 (3,43%)[27]. In tutti e tre i comuni l'ala morselliana del movimento non otterrà alcun seggio.

Alle elezioni regionali in Sicilia del 2012 il Movimento dei Forconi ufficiale candida il suo leader Ferro alla presidenza e col Fronte Nazionale Siciliano crea la lista unitaria Il Popolo de I Forconi. L'ala di Morsello stringe un accordo per Cateno De Luca presidente e costituisce il cartello di Rivoluzione Siciliana con Forza Nuova e il Partito della Rivoluzione di Vittorio Sgarbi[28][29]. Non riesce a presentare proprie liste una terza scheggia del movimento: Indipendenza e Produttività di Lorenzina Grasso. Il logo di IP fu bocciato dalla Regione per l'«impossibilità di verificare che il contrassegno è stato presentato da un partito o movimento politico e conseguentemente mancanza di legittimazione del delegato al deposito»[30][31][32].

Note Modifica

  1. Dario Lo Scalzo. La Sicilia grida la sua indignazione con il Movimento dei Forconi. Il Cambiamento, 11 gennaio 2012. URL consultato il 21 gennaio 2012.
  2. Redazione. La Sicilia allo stremo per i blocchi "Forconi" decisi ad andare avanti. Corriere di Sicilia, 20 gennaio 2012. URL consultato il 21 gennaio 2012.
  3. Felice Cavallaro. Sicilia bloccata dal «Movimento dei Forconi». Corriere della Sera, 18 gennaio 2012. URL consultato il 21 gennaio 2012.
  4. 18px Emiliano Di Rosa. Le accise siciliane mai riscosse. Videomediterraneo.it, 20 gennaio 2012. URL consultato in data 21 gennaio 2012.
  5. 5,0 5,1 Giovanni Iozzia. Italian E’ nata “Forza d’Urto” (pdf). Comitato Forza d'Urto, 5 gennaio 2012. URL consultato il 21 gennaio 2012.
  6. 6,0 6,1 6,2 Aldo Cazzullo. Palermo, «capitale» senza speranza Ora impugna i forconi. Corriere della Sera, 18 gennaio 2012. URL consultato il 21 gennaio 2012.
  7. Movimento dei Forconi - Pagina Facebook - Immagini del profilo. URL consultato il 24 gennaio 2012.
  8. Forcone, di alecani, su Flickr. URL consultato il 24-01-2012.
  9. Matteo Marini. Operazioni Vespri Siciliani: la Sicilia in rivolta. Il Democratico, 18 gennaio 2012. URL consultato il 21 gennaio 2012.
  10. CT Zen, 20 gennaio 2012
  11. CT Zen, 19 gennaio 2012
  12. CT Zen, 20 gennaio 2012
  13. CT Zen, 20 gennaio 2012
  14. Matthew Xuereb. (in inglese) Truckers caught in Sicily blockade. Times of Malta, 17 gennaio 2012. URL consultato il 21 gennaio 2012.
  15. 15,0 15,1 CT Zen, 17 gennaio 2012
  16. Agoravox, 20 gennaio 2012
  17. 17,0 17,1 Linkiesta, 20 gennaio 2012
  18. Il Fatto Quotidiano, 21 gennaio 2012
  19. DICHIARAZIONE UFFICIALE DA PARTE DI TUTTI I COMPONENTI DEL MOVIMENTO DEI FORCONI
  20. Movimento dei Forconi
  21. Movimento dei forconi Ferro-Scarlata Pagina Ufficiale
  22. movimento dei forconi sito ufficiale
  23. Forconi pronti a scendere in campo "Liste e candidati a sindaco in Sicilia"
  24. Palermo: candidato sindaco Forconi, pronti a chiedere risarcimento danni a politici
  25. Report Voti Candidati Sindaco e Liste Comune di Palermo
  26. Report Voti Candidati Sindaco e Liste Comune di Marsala
  27. Report Voti Candidati Sindaco e Liste Comune di Raffadali
  28. Sicilia VERA (De Luca) – Partito della Rivoluzione (Sgarbi) – Movimento dei Forconi (Morsello) – Forza Nuova (Fiore), hanno costituito il Comitato promotore del progetto politico “Rivoluzione Siciliana”
  29. Liste regionali
  30. Regionali, candidati di movimenti sconosciuti si mettono all'asta
  31. Contrassegno n° 6
  32. Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, n. 41/2012

Voci correlate Modifica

Collegamenti esterni Modifica




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