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Terremoto del Tōhoku del 2011
Map of Sendai Earthquake 2011
Mappa delle principali scosse del terremoto
Data 11 marzo 2011
Ora 14:45:23 (UTC+9)
Magnitudo momento 9,0
Profondità 32[1] km
Epicentro Oceano Pacifico a largo di Sendai
Nazioni colpite Giappone (prefettura di Miyagi, regione di Tōhoku)
Tsunami
Vittime morti accertati: 15.550[2]

feriti : 5.688[2] dispersi : 5.344[2]

Il terremoto e maremoto di Sendai e del Tōhoku del 2011 (in giapponese: 東北地方太平洋沖地震, Tōhoku chihō taiheiyō-oki jishin, letteralmente "Terremoto in alto mare della regione di Tōhoku e dell'Oceano Pacifico") si è verificato l'11 marzo 2011 al largo della costa della regione di Tōhoku, nel Giappone settentrionale, alle ore 14:45:23 locali alla profondità di 32 km.[1]. Il sisma ha avuto magnitudo 9,0 (secondo l'USGS)[3][4] con epicentro in mare e con successivo tsunami. È stato il più potente sisma mai misurato in Giappone[3] ed il quarto di sempre.

Il terremoto Modifica

Il terremoto si è generato nella prefettura di Miyagi. La zona presso l'epicentro ha tremato per circa 6 minuti, raggiungendo una magnitudo momento di 9,0.[5] Sulla terraferma, circa 100 km dall'epicentro, si è rilevato un valore di scuotimento sismico massimo (Intensità Mercalli Modificata) corrispondente al IX grado[6] L'accelerazione del suolo ha raggiunto picchi di 2.99 g. Ulteriori scosse si sono succedute dopo quella iniziale delle 14:46: una di magnitudo 7,0 alle 15:06, una di magnitudo 7,4 alle 15:15 ed una di magnitudo 7,2 alle 15:26, e sono state oltre quaranta le scosse di magnitudo superiore a 5,0 che hanno avuto luogo nelle ore seguenti la scossa iniziale. Molte parti della città di Tokyo sono rimaste temporaneamente senza fornitura di energia elettrica. All'alba del 13 marzo (ore 5:00 locali) si sono verificate altre scosse di 6,8 e 6,0 nel nord est del Paese.[7] Il 14 marzo si verifica un'altra grande scossa di magnitudo 6,2 avvertita anche a Tokyo.[8] Il 15 marzo un'altra della stessa magnitudo si è riscontrata a 120 chilometri a sud-ovest di Tokyo, nei pressi del monte Fuji con epicentro a Shizuoka.[9]

Con il bilancio provvisorio (20 marzo del 2011) di 15.550 morti[2] è superato il numero di morti del terremoto di Kobe del 1995 nel quale morirono 6.434 persone.[10].

Il maremoto Modifica

Honshu2011-globalmaxplot

Mappa elaborata della massima altezza delle onde del maremoto, le isolinee tratteggiate indicano il tempo di arrivo dell'onda

In seguito alla scossa si è generato uno tsunami con onde alte oltre 10 metri che hanno raggiunto una velocità di circa 750 km/h. Molti paesi, tra cui la Nuova Zelanda, l'Australia, la Russia, Guam, le Filippine, l'Indonesia, la Papua Nuova Guinea, Nauru, le Hawaii, le Marianne Settentrionali e Taiwan hanno, di conseguenza, dichiarato l'allerta tsunami. In Giappone l'allerta è stata subito portata al livello massimo.[11] Le coste giapponesi più colpite dalle onde anomale sono state quella della prefettura di Iwate, dove si è registrata l'onda più alta, abbattutasi nelle vicinanze della città di Miyako, che ha raggiunto la straordinaria altezza di 40,5 metri,[12] e quella della prefettura di Miyagi, che ha subito i maggiori danni, con automobili, edifici, navi e treni travolti dalle onde.

Misurazioni del livello medio del mare, effettuate presso la stazione di Capo Roberts nell'Antartide indicano che le oscillazioni sulla superficie del mare, del treno d'onda seguente l'arrivo dell'onda tsunami ha impiegato almeno 72 ore per ridursi al livello delle oscillazioni osservabili durante le tempeste locali. Le immagini da satellite hanno mostrato che la fatica, indotta da queste oscillazioni, sulla massa di ghiaccio della piattaforma di ghiaccio Sulzberger che si riversa nell'oceano, ha provocato la rottura ed il distacco dalla stessa di due grossi iceberg di 10 x 6 km di dimensione e di 7 x 4 km, per una perdita complessiva di 125 km2 di ghiaccio; si tratta del primo distacco rilevato di iceberg da quell'area da 46 anni [13].

Effetti del sisma Modifica

La grande energia del sisma potrebbe aver causato, secondo alcuni calcoli, spostamento dell'asse terrestre di circa 17 centimetri[14] (inizialmente stimati 10 cm[15]) e spostato le coste del paese di 4 metri verso Est causando anche mutazioni del fondale marino.[16]

File:SH-60B helicopter flies over Sendai.jpg

Vittime Modifica

A un mese dall'evento, il bilancio delle vittime da parte della National Police Agency giapponese era di 13228 morti e 14529 dispersi, con stime dei dispersi effettivi vicine ai 17000 per un totale di oltre 30000 vittime.[17]

Quattro treni passeggeri sono stati travolti dalle onde,[18][19] uno dei quali è stato ritrovato solo il 13 marzo tra Iwate e Miyagi assieme ai 70 passeggeri, tutti salvi, che si erano rifugiati in una scuola sfuggendo alle onde.[7][20]

Altri superstiti trascinati in mare dal riflusso dello tsunami sono stati recuperati fino a 15 km dalla costa di Fukushima[4].

Dalle 9:30 dell'11 marzo è stato attivato il sistema Google Person Finder, già utilizzato per i terremoti di Haiti, del Cile e di Christchurch.

Il 14 marzo i soccorritori hanno ritrovato 2.000 cadaveri nella sola prefettura di Miyagi.[8]

Danni alle infrastrutture Modifica

Nei primi momenti dopo il sisma si sono sviluppati incendi e smottamenti. Una colonna di fumo si è innalzata dalla zona del porto di Tokyo, con danni registrati anche a Tokyo Disneyland. Per la prima volta dall'apertura il Tokyo Disneyland e il Tokyo DisneySea hanno annunciato la chiusura dei parchi dal 12 al 22 marzo per controlli agli edifici, alle attrazioni, e al suolo, che, nel parcheggio e in alcuni punti dei parchi, è andato soggetto al processo di liquefazione. L'antenna in cima alla Tokyo Tower ha subito un collasso strutturale risultando, sin dalle prime ore, vistosamente pendente.

Una diga nella prefettura di Fukushima è crollata. L'acqua che ne è fuoriuscita ha spazzato via circa 1.800 edifici cancellando la città di Sukagawa.

La rete ferroviaria giapponese Shinkansen ha bloccato tutti i treni ad alta velocità, mentre altri servizi ferroviari in varie parti del paese sono stati sospesi.[21][22] Il 12 marzo la rete dei trasporti dell'area metropolitana di Tokyo, la rete ferroviaria Shinkansen sul tratto di Tokaido e i servizi autobus hanno incominciato a riprendere normalità.[20]

A Sendai lo tsunami ha allagato l'aeroporto.[23] Negli aeroporti di Tokyo Haneda e Narita il traffico è stato subito sospeso per una verifica precauzionale delle piste[24] ed è ripreso il giorno successivo al sisma.

Nella città di Ichihara (Chiba), una raffineria della Cosmo Oil Company è esplosa, generando un vasto incendio.[25]

Un cargo della società italiana Romeo Group è stato completamente distrutto a Ishinomaki, un secondo cargo è stato scaraventato sulla terraferma con l'intero equipaggio a bordo sano e salvo.[20]

La fornitura d'acqua si è interrotta in almeno 1,4 milioni di case e circa 3 milioni di persone sarebbero rimaste senza elettricità.[20] A ciò si è aggiunta la penuria di beni di prima necessità come cibo, acqua e carburante a Sendai.[4]

Le centrali nucleari Modifica

Il sisma ha provocato lo spegnimento automatico di undici centrali nucleari da parte dei sistemi di emergenza.

Centrali di Fukushima Modifica

Vedi anche l'articolo "Disastro di Fukushima Dai-ichi" su It.Nostradamus.Wikia (in italiano)

Le centrali che hanno subito i maggiori danni sono state quelle di Fukushima Dai-ni (Fukushima II) e, in particolare, Fukushima Dai-ichi (Fukushima I), situate a circa 11 km l'una dall'altra nella prefettura di Fukushima. I reattori attivi a Fukushima I erano i n. 1, 2 e 3, mentre altri tre erano stati spenti per manutenzione[26]. Questi si sono disattivati automaticamente dopo la scossa, ma i sistemi di raffreddamento sono comunque risultati danneggiati, causando un surriscaldamento incontrollato. Il livello dell'acqua negli impianti è sceso sotto i livelli minimi di guardia in tutti e due i siti, e pertanto è stata dichiarata l'emergenza nucleare (la prima nella storia del Giappone).

11 marzoModifica

Alle 15:40 (6:40 UTC) dell'11 marzo il reattore n. 1 di Fukushima I ha subito la fusione delle barre di combustibile e un'esplosione visibile anche dall'esterno, che ha provocato il crollo di parte delle strutture esterne della centrale[27]. In un'ora sarebbero state rilasciate più radiazioni che nell'arco di un anno[20].

12 marzoModifica

Il 12 marzo si è verificato lo stesso problema al reattore n. 3 della stessa centrale. Per contenere il surriscaldamento è stato autorizzato il rilascio controllato di vapore e si è proceduto all'irrorazione dei reattori con acqua di mare e acido borico (capace di assorbire neutroni e rallentare la reazione del combustibile). I gas dispersi dalle esplosioni e dal rilascio di vapore hanno diffuso nell'atmosfera ioni radioattivi di iodio 131[28]. La successiva evacuazione ha interessato 110 000 persone nel raggio di 30 chilometri dall'impianto di Fukushima I[20].

14 e 15 marzoModifica

Il 14 marzo si è interrotto l'impianto di raffreddamento del reattore n. 2, subito irrorato con acqua marina e boro. Nella notte del 15 marzo è avvenuta un'esplosione, con successivo incendio, al reattore n. 4: anche se spento, il guasto all'impianto di raffreddamento ha impedito di contenere il surriscaldamento dovuto al decadimento naturale del combustibile nucleare, e questo ha portato alla vaporizzazione dell'acqua della piscina di soppressione in cui è immerso il reattore e alla successiva reazione tra vapore bollente e lo zirconio che riveste le barre di combustibile[29]; l'acqua attorno al reattore si è prosciugata portando il surriscaldamento fuori controllo. Gli incendi e la radioattività hanno reso problematico l'accesso negli impianti dei tecnici che cercavano di riprendere il controllo dei reattori. Tuttavia, i contenitori primari (vessel) dei reattori interessati dagli incidenti (n. 1, 2, 3 e 4) hanno resistito alle esplosioni e al surriscaldamento[30].

Classificazione: incidente nucleare grado 7 nella scala INESModifica

Gli avvenimenti sono stati classificati dall'Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del Giappone al grado 7 della scala INES, il massimo, a pari livello con il Disastro di Černobyl'.[31][32][33][34]

Centrale di Onagawa Modifica

Un incendio dalla sezione turbina della centrale nucleare di Onagawa in seguito al terremoto è stato riferito da Kyodo News. L'incendio era in un edificio che ospita la turbina, che è situata separatamente dal reattore della pianta, e si è presto estinto. Il 13 marzo è stato dichiarato lo stato di livello più basso di emergenza per l'impianto di Onagawa, a causa del superamento dei livelli di radioattività temporanea consentita[35].

Centrale di Tokai Modifica

Il reattore numero 2 è stato uno degli undici ad essersi spento automaticamente nel Paese. Il 14 marzo è stato segnalato che una pompa per il sistema di raffreddamento del reattore numero 2 aveva smesso di funzionare. La Japan Atomic Power Company ha affermato che una seconda pompa di raffreddamento era in esercizio, ma che due dei tre generatori diesel utilizzati per alimentare il sistema di raffreddamento erano fuori uso[36][37].

Blocco della produzione industrialeModifica

In seguito alla scossa alcune delle maggiori compagnie hanno sospeso la produzione negli stabilimenti giapponesi.

La Sony ha dovuto sospendere temporaneamente le attività delle fabbriche della divisione Sony Chemical & Information Device Corp. di Tagajō (produzione di nastri magnetici e di blu-ray disc) e di Tome (produzione di obiettivi ed IC cards); della divisione Sony Shiroishi Semiconductor (semiconduttori laser); della divisione Sony Energy Devices di Koriyama (batterie al litio); della divisione Sony Energy Devices di Motomiya (batterie al litio); della divisione Sony Manufacturing Systems di Kuki (componentistica varia); e della divisione Sony DADC Japan di Ibaraki (CD e DVD)[38]. La Sony ha altresì fermato volontariamente la produzione in diversi altri stabilimenti per evitare il consumo di energia divenuta carente a seguito del fermo delle centrali nucleari.

Risposte del governo Modifica

Dopo la prima scossa e il successivo tsunami, il primo ministro del Giappone Naoto Kan ha annunciato che il governo ha mobilitato le forze di autodifesa in varie zone colpite dal terremoto. Ha chiesto poi pubblicamente al popolo giapponese di restare calmo promettendo di aggiornare sulla situazione attraverso vari media. Ha spiegato, infine, che le centrali nucleari si sono spente in seguito alla scossa, ma nonostante ciò il pericolo di fuoriuscita di materiale radioattivo non è stato scongiurato.

In un discorso alla nazione il 13 marzo dichiara: «È il momento più difficile dalla fine della II G.M.: chiedo a tutti la massima unità» e «non sarà una nuova Cernobyl, ma il rischio che il reattore n° 3 di Fukushima, ora sotto stress, possa avere un’esplosione simile a quella del reattore n° 1.»[39]

Appoggio internazionale Modifica

File:Usn@sendai.jpg

Il Giappone ha ricevuto messaggi di cordoglio e offerte di assistenza da numerosi governanti in tutto il mondo. Secondo l'Onu, 45 stati si sono offerti di inviare squadre di ricerca e salvataggio.

Il governo giapponese ha esplicitamente richiesto squadre ad Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Regno Unito e Stati Uniti.[40][41] Ha anche richiesto, tramite la sua agenzia spaziale JAXA, l'attivazione della Carta Internazionale per la Gestione dei disastri, per permettere alle organizzazioni che forniscono salvataggio e aiuto di accedere alle immagini satellitari delle zone disastrate.[42]

La Nuova Zelanda ha inviato una squadra specializzata in ricerca e salvataggio in ambienti urbani, adoperata nelle tre settimane precedenti per setacciare le macerie lasciate dal terremoto di Christchurch, oltre a 15 tonnellate di attrezzature di soccorso.[43]

L'Australia ha inviato la fregata HMAS Sydney e la nave da sbarco pesante HMAS Tobruk cariche di elicotteri, ingegneri dell'esercito australiano e squadre mediche.[44]

Gli Stati Uniti hanno dislocato delle unità navali, inclusa la portaerei Ronald Reagan, in posizione più ravvicinata al Giappone, allo scopo di fornire aiuto.[45][46] La Germania sta inviando specialisti di ricerca e salvataggio del Technisches Hilfswerk.[47].

Dal Regno Unito sono partiti verso il Giappone 70 soccorritori, tra cui due cani addestrati, un team di assistenza medica e 11 tonnellate di attrezzature specifiche per il soccorso.[48][49]

In seguito alla richiesta del Giappone di rifornimenti supplementari di gas naturale liquefatto, la compagnia energetica russa Gazprom ha considerato di dirottare due gasiera|navi-gasiere (per un totale di 150.000 tonnellate)[50] verso il Giappone, nonostante siano già state vendute.[51] Un funzionario del Ministero per le Emergenze russo, Irina Adrianova, ha confermato che la Russia invierà un elicottero Mil Mi-26 assieme a un team di 50 soccorritori per la ricerca dei superstiti, e ha promesso ulteriori aiuti.[52] L'Iran sta inviando un team di aiuto della Mezzaluna rossa.[53][54]

Il presidente di Taiwan Ma Ying-Jeou ha chiesto al governo di donare al Giappone 100 milioni di dollari tawanesi (circa 3,3 milioni di dollari statunitensi). Una squadra di salvataggio del Ministero dell'Interno ha inviato 28 suoi membri il 14 marzo, e un team medico ufficiale è pronto a partire.[55][56] Altre organizzazioni governative e benefiche taiwanesi hanno raccolto donazioni e inviato assistenza al Giappone.[57]

La Cina, colpita solo un giorno prima del Giappone dal terremoto dello Yunnan,[58] ha inviato una prima donazione di 167.000 $, oltre a una squadra di salvataggio di 15 membri partita da Pechino il 13 marzo.[50] Il Primo ministro cambogiano Hun Sen ha chiesto al suo governo di donare 100.000 $.[59]

L'Indonesia, che è stato il paese più colpito dallo tsunami del 2004, ha fornito soccorritori, assistenza medica e provviste.[60] La Malesia ha inviato una squadra di ricerca e salvataggio, con medici e assistenti sanitari.[61][62]

Singapore ha inviato una squadra di ricerca e salvataggio.[63] L'Afghanistan ha donato 50.000 $ al Giappone.[64] Il governo del Vietnam ha offerto 200.000 $ in aiuto al popolo giapponese.[65].

L'India sta inviando indumenti oltre a coperte di lana di cui prevede di inviare 22 tonnellate.[66] Lo Sri Lanka, un altro Stato duramente colpito dallo tsunami del 2004, ha annunciato l'intenzione di inviare 1 milione di dollari USA come aiuto, oltre a una squadra di medici e di soccorritori.[67] Il governo mongolo ha annunciato l'invio in Giappone di squadre di salvataggio, dopo la donazione di 2500 coperte di lana e di 1 milione di dollari USA.[68]

In Giappone i volontari della Caritas si sono subito messi in moto e il "Cor_Unum" Cor Unum ha messo a disposizione 150000 dollari da parte del Papa.[69] Il 13 marzo, subito dopo l'Angelus, il pontefice Benedetto XVI ha espresso "forte impressione per il tragico terremoto" e "spirituale vicinanza alla popolazione colpita che con dignità e coraggio sta facendo fronte alle conseguenze di tali calamità".[4]

Note Modifica

  1. 1,0 1,1 [1]
  2. 2,0 2,1 2,2 2,3 [2]
  3. 3,0 3,1 (in inglese) Dati dell'United States Geological Survey. URL consultato il 13 marzo 2011.
  4. 4,0 4,1 4,2 4,3 «Apocalisse in Giappone: gli aggiornamenti». Il Secolo XIX, 13 marzo 2011.
  5. «Terremoto Giappone, rivista la magnitudo a 9. Cresce l'incubo del nucleare». Rai Giornale Radio, 13/03/2011. URL consultato in data 13 marzo 2011.
  6. http://earthquake.usgs.gov/earthquakes/pager/events/us/c0001xgp/index.html/
  7. 7,0 7,1 «Un migliaio di morti, oltre 10.000 dispersi. Esplosione a Fukushima, incubo nucleare. Evacuata l'area. Il premier Kan: disastro senza precedenti. Nessuna vittima straniera». ANSA.it, 12 marzo 2011.
  8. 8,0 8,1 «Fukushima, principio di fusione delle barre Ue spaventata, Merkel chiude due centrali». ANSA.it, 14 marzo 2011.
  9. «Terremoto in Giappone, 10mila tra morti e dispersi. Paura radioattività». romagnaoggi.it, 15 marzo 2011.
  10. «GIAPPONE: PIU' DI 20MILA I MORTI E I DISPERSI». repubblica.it, 20 marzo 2011.
  11. (in inglese) «Tsunami hits north-eastern Japan after massive quake». BBC, 11 3 2011.
  12. [3]
  13. Kelly M. Brunt, Emile A. Okal, Douglas R. Macayeal, Antarctic ice-shelf calving triggered by the Honshu (Japan) earthquake and tsunami, March 2011, Journal of Glaciology, Vol. 57, No. 205, 2011 online
  14. Japan Quake May Have Shortened Earth Days, Moved Axis; dal sito governativo della NASA. 14 marzo 2011.
  15. «L'asse terrestre si è spostato di 10 cm». Corriere della Sera, 11/03/2011. URL consultato in data 13 marzo 2011.
  16. «El seísmo desplaza a Japón cuatro metros». El País, 15/03/2011.
  17. «Very strong and dangerous aftershocks are making life even more difficult in Honshu, Japan (part 12)». earthquake-report.com, 12 aprile 2011.
  18. (in inglese) «Tsunami hits Japan after massive quake». BBC News, 11/03/2011.
  19. «Giappone: disperso un secondo treno sulla costa orientale». Yahoo! Notizie.
  20. 20,0 20,1 20,2 20,3 20,4 20,5 «Tsunami, il giorno dopo». Il Secolo XIX, 12 marzo 2011.
  21. «Giappone: treni fermi, milioni a piedi», ANSA.it, 11/03/2011.
  22. «Giappone/ Aeroporto Sendai inondato, voli bloccati a Tokyo - Sospesi anche molti treni, finora niente deragliamenti», tmnews.it, 11/03/2011.
  23. (in inglese) «Tsunami rolled through Pacific, Sendai Airport under water, Tokyo Narita and Hawaiian Airports temporarily closed, Pacific region airports endangered», avherald.com, 12 marzo 2011.
  24. (in inglese) «Giappone: stop impianti nucleari e treni», Ansa, 11 marzo 2011. URL consultato in data 15 marzo 2011.
  25. «La raffineria esplode», repubblica.it, 11/03/2011.
  26. «Fukushima e i suoi rischi». Ansa, 16/03/2011. URL consultato in data 17 marzo 2011.
  27. «Paura nucleare, 170mila evacuati. E ora si teme una nuova esplosione». Il Corriere della Sera.
  28. «I sei reattori di Fukushima 1». Ansa, 13/03/2011. URL consultato in data 17 marzo 2011.
  29. «Incubo nucleare: il punto dalle centrali». Ansa, 16/03/2011. URL consultato in data 17 marzo 2011.
  30. «Centrale di Fukushima, integri tutti e 4 contenitori nocciolo». Ansa, 16/03/2011. URL consultato in data 17 marzo 2011.
  31. Redazione Online. «È ufficiale: Fukushima come Chernobyl Nuova scossa, evacuato l'impianto». Corriere della Sera, 12 aprile 2011.
  32. «Il caso "Fukushima è come Chernobyl" Allarme ufficiale dal Giappone». La Repubblica, 12 aprile 2011.
  33. (in inglese) NISA Press Release
  34. (in inglese) Fukushima Nuclear Accident Update Log
  35. http://www.theaustralian.com.au/fire-at-nuclear-power-plant-others-shut-down/story-fn84naht-1226020092352 Fuoco alla centrale nucleare di Onigawa
  36. http://af.reuters.com/article/energyOilNews/idAFTKG00708120110313 Reuters.com
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  56. Errore script馳援日本震災 台搜救隊出發,Central News Agency, 14/3/2011
  57. Errore script我捐1億賑災 37萬網友祈福,Apple Daily, 13/3/2011。
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  67. (in inglese) J. A. Fernando. «Sri Lanka to send tri forces for rescue missions and US $ 1 million for Tsunami hit Japan». Asian Tribune, 14/03/2011. URL consultato in data 14 marzo 2011.
  68. (in inglese) http://www.chinadaily.com.cn/xinhua/2011-03-13/content_2004248.html
  69. Il nunzio in Giappone: la solidarietà di Benedetto XVI attraverso Cor Unum. Radio Vaticana, 12 marzo 2011. URL consultato il 12 marzo 2011.

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